Fonte - Lettera 43 - Priorità assoluta va al sequel Blade Runner 2049, nelle sale italiane dal 5 ottobre 2017, di cui è protagonista con Ryan Gosling.
Eppure c’è stato un tempo in cui le lamentazioni erano presenza fissa per il divo americano.
Pochi film come quello diretto da Ridley Scott sono stati flagellati da problemi, megalomanie registiche, attriti sul set e un finale che ha scontentato tutti.
Uscito il 25 giugno 1982, Blade Runner approdò al cinema nella versione voluta dalla Warner Bros.
Per intenderci, la versione con finale lieto, la voce fuori campo di Deckard e immagini prelevate da materiale di scarto di Shining, e non quella di Scott che negli screening test a Denver e Dallas si era rivelata un disastro, lasciando il pubblico confuso.
Era un film per grandi pensatori tratto dal romanzo di Philip K. Dick Il cacciatore di androidi, penalizzato negli incassi per colpa dell’extraterrestre E.T. di Steven Spielberg (uscito quella stessa estate).
Blade Runner con sette versioni alternative ha impiegato 10 anni a diventare un cult.
Solo con il successo dell’edizione in videocassetta della versione voluta da Scott agli inizi degli Anni 90 il film è entrato di diritto nell’olimpo dei grandi capolavori, ma nel frattempo ha dovuto farsi strada grazie a un paio di “edizioni definitive” in home video per imporre il suo ego sci-fi.
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