Fonte - Lettera 43 - A distanza di qualche mese dal deludente La torre nera, il mondo creato da Stephen King ritorna protagonista sul grande schermo con il più riuscito It, diretto dal regista Andres Muschietti.
Dopo l'indimenticabile mini serie del 1990 con Tim Curry nel ruolo del malvagio Pennywise, si ripropone ora la storia dei sette giovani ragazzini della città di Derry:
ognuno di loro emarginato dai coetanei per motivi diversi, che formano il "club dei perdenti" e uniscono le forze per lottare contro un predatore mutaforma che sfrutta le loro paure per uccidere e seminare terrore.
La scelta si rivela particolarmente efficace perché permette a Muschietti di approfondire i problemi dell'adolescenza e la situazione sociale esistente a Derry, città in cui non mancano bullismo, razzismo e abusi di vario tipo in famiglia.
Ricreando un po' l'atmosfera del capolavoro Stand By Me, It riesce a rappresentare con bravura i timori e i conflitti interiori di quel periodo della vita in cui si sta abbandonando l'infanzia e si cerca la propria indipendenza dai genitori, sostenuti dagli amici e trovando dentro di sé una forza inaspettata nell'affrontare gli ostacoli.
A contribuire alla buona riuscita del film sono senza alcun dubbio le interpretazioni del cast:
Jaeden Lieberher riesce a trasmettere la sofferenza e il senso di colpa di Bill dopo la scomparsa del fratellino Georgie.
Bill Skarsgard è un Pennywise inquietante e al tempo stesso infantile in modo perverso, Sophia Lillis è dolce e determinata, la star di Stranger Things Finn Wolfhard sfrutta la sua parlantina nel modo giusto:
Jeremy Ray Taylor rende la passione per i New Kids on the Block e per la storia di Derry solo la superficie di un animo sensibile, Jack Dylan Grazer è un Eddie fragile e simpatico, Chosen Jacobs interpreta bene l'essere outsider a causa del colore della propria pelle e Wyatt Oleff è uno Stanley ipersensibile senza risultare sopra le righe.
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